Alcune persone soffrono di una sindrome borderline che non consente loro di vedersi per quelli che realmente sono, con pregi e difetti, ma inquinano l’immagine di sè con pensieri e credenze limitanti, del tipo: “Io non vado bene così come sono”; “Io devo meritare di essere amato/a”; “Io non posso farcela da solo/a”, e roba del genere.
Questo accade perchè crescere in una famiglia disfunzionale (anaffettiva, o abbandonica, o giudicante, o ridicolizzante) produce nel bambino traumi psichici gravissimi, che si ripercuotono in ogni aspetto dell’intera vita.
Quando un genitore è affettivamente altalenante, o esplicitamente incapace di amarlo, il bambino reagisce qualche volta con l’odio verso di lui (favorendo lo sviluppo di una personalità narcisistica) e altre volte con l’odio verso se stesso: se papà/mamma non mi ama, è perchè io ho qualche cosa che non va.
Ho potuto vedere molte volte persone con credenze autolimitanti rovinare le proprie giornate inseguendo relazioni tossiche che corroboravano l’idea di mancanza che avevano di se stessi. La loro vita è scivolata in un oceano di dolore, che li ha resi incapaci di vedere la propria bellezza e la propria unicità.
Questa condizione di vita è comune a molte persone cresciute prive dell’amore incondizionato dei genitori, che li rendesse sicuri di sè e delle proprie risorse.
Chi da aduto non ha avuto il coraggio di vedere e mettere in discussione le proprie credenze limitanti, per spiccare il salto evolutivo verso una condizione di vita più sana e felice, è rimasto impigliato nella disperata ricerca di affetto e di consenso, senza mai riuscire a compensare il proprio vuoto interiore, spesso collazionando delusioni, ancora più insopportabili perchè incomprensibili: se cerco di essere una brava persona, se mi sforzo di fare tutto bene per meritare amore, perchè non lo ricevo ancora? Perchè, al contrario, ricevo ipocrisia, tradimenti, violenza e sempre tanto dolore?
La follia del pensiero patologico dei non amati, che condiziona la vita adulta e le scelte professionali, sociali e sentimentali, è evidente in modo macroscopico nelle vite di alcuni uomini e donne eccezionali, che hanno lasciato un’impronta decisiva e rivoluzionaria nel loro tempo, fino ai nostri giorni e oltre.
Elvis Presley, Michael Jackson, Whitney Houston, Diana Spencer: nessuno può negare che abbiano avuto talenti straordinari.
Eppure le loro vite si sono snodate all’insegna di un dolore emotivo costante, che le ha spente prematuramente.
Nonostante avessero il consenso praticamente di tutto il mondo, fino all’ultimo hanno pensato di non essere abbastanza, di non meritare abbastanza, nonostante i loro immani e generosi sforzi per rendere la nostra terra un posto migliore.
Sembra assurdo che talenti così unici non si rendessero conto della propria Bellezza e siano sfioriti e morti tristemente, alla ricerca dell’amore che non hanno mai trovato.
Le loro vicende umane testimoniano drammaticamente che i figli non amati non restano indenni.
Non essere amati è il dolore più grande del mondo, fa ammalare, fa impazzire, e spesso fa morire.