Uno dei compiti che mi sono prefissata è aiutare le persone a dare un nome alle loro relazioni, perchè credo fermamente che, se uno conosce il nome, può scegliere.
Di andarsene, perchè quel nome non gli piace.
O di restare, sapendo però che quello che sta vivendo non si chiama AMORE, ma ABUSO, VIOLENZA, MANIPOLAZIONE, ecc.
La prima volta che ho sentito la parola ‘manipolazione’ riferita al mio matrimonio, ho avuto una specie di insight: ricordo perfettamente dov’ero, che ore fossero, dove stavo andando e chi me lo ha detto (la mia amica Mae), commentando un episodio che le avevo raccontato.
Non so per quante notti sono rimasta sveglia ripensando a quella parola, che mi faceva male in modo indescrivibile. Avevo scoperto infatti di essere stata manipolata per tutta la vita, senza essermene mai accorta prima.
La manipolazione avviene quando qualcuno ti costringe a fare e perfino a pensare cose che sono contrarie ai tuoi valori o al tuo senso di realtà, adducendo una buona causa (fallo per me!) o minacciandoti (se non lo fai ti mollo, dico a tutti che tu sei…), o facendoti sentire sbagliato (è colpa tua se faccio così).
Sapere il nome di quello che mi stava succedendo, però, mi ha dato la possibilità di scegliere.
E io da quel giorno ho scelto di non farmi manipolare mai più, da nessuno e per nessun motivo.
Prendere una decisione così drastica, in una società altamente manipolatoria come la nostra, comporta delle conseguenze, alcune molto dure da sopportare.
Significa essere talvolta abbandonata da persone a cui voglio bene.
Significa spesso chiudere relazioni con persone a cui voglio bene.
Significa essere ripetutamente fraintesa, derisa, o giudicata da persone a cui voglio bene.
Significa molto spesso restare da sola e non avere nessuno con cui condividere la mia gioia e la mia pena.
Ma è il prezzo che sono disposta a pagare, non volentieri, ma fermamente.
Perchè oggi il dolore che proverei a tradire me stessa, i miei valori e la stima di me che ho costruito faticosamente, sarebbe molto più grande della solitudine.
Il dolore di tradire me stessa mi sarebbe insopportabile, forse fatale.
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