Chi è il genitore?
Colui che ti mette al mondo, o colui che intuisce i tuoi bisogni e decide di soddisfarli istintivamente e gratuitamente?
Chi è colui che ti ama?
Chi fa la cosa “giusta”, o chi guarda con occhio compassionevole la tua fragilità e se ne prende cura?
Questi sono i temi di questo film rarefatto e prezioso del 2024, diretto da Tim Mielants, che non lascia spazio a fraintendimenti: il genitore è colui che ha cura della fragilità di un bambino, colui che lo protegge, lo accudisce, lo consola.
La storia sembrerebbe parlare di tutt’altro, e cioè degli abusi compiuti su alcune giovani donne dalle suore di un convento irlandese, che funge anche da Casa Magdalena (luogo di accoglienza di orfane e ragazze madri).
Il protagonista è Billy Furlong (Cillian Murphy), un carbonaio, un uomo umile, padre di quattro figlie che frequentano la scuola in quel convento: quattro figlie che traggono la speranza di un futuro economicamente migliore proprio dalla frequenza della scuola. Grazie al fatto di essere conosciuto dalle suore, il carbonaio ottiene l’incarico di rifornire di carbone e di torba l’edificio, guadagnando un buon gruzzolo che gli consente di mantenere la famiglia.
Una notte, però, nella legnaia, di cui ha le chiavi, trova rinchiusa una ragazzina in lacrime per il freddo e per il fatto che il bambino che sta per partorire le verrà sottratto e dato in adozione. Bill la fa uscire, la riporta in convento, dove viene accolta con imbarazzo dalla madre superiora (Emily Watson), la quale spiega al carbonaio che ce l’hanno rinchiusa le sue compagne per farle uno scherzo.
Lui ritorna a casa, lo racconta alla moglie, una donna pratica interessata unicamente al benessere della sua famiglia, che gli consiglia di non dar peso a cose di così trascurabile importanza, ma di pensare al futuro delle sue figlie e alla risorsa culturale che rappresenta il convento per loro.
Bill però è molto turbato, perchè ripensa alla sua infanzia, al fatto che sua madre, morta giovanissima, fosse una ragazza madre, accolta in una famiglia ricca che lo ha cresciuto con amorevolezza, ispirandogli anche l’amore per i libri e la lettura. In quegli anni, sua madre si è innamorata, ricambiata, di un ragazzo che, anche dopo la morte della donna, ha continuato a seguirlo e aiutarlo, soddisfacendo anche i suoi piccoli desideri.
La consapevolezza dell’importanza della compassione e della solidarietà, che gli sono state donate da piccolo, gli ispirerà l’iniziativa migliore.
Tutta la vicenda si dipana in un’Irlanda poetica, in cui la fatica quotidiana non sminuisce in alcun modo la bellezza del paesaggio. Magistrale l’interpretazione degli attori. Mi ha commosso profondamente e mi ha fatto ripensare a quanto la figura genitoriale, soprattutto paterna, sia introiettata dalle figlie quando sono bambine e condizioni in età adulta la scelta del partner.
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