Il giorno in cui si decide di curare la propria dipendenza affettiva e uscire definitivamente dalla relazione di abuso narcisistico, è decisamente un bel giorno, uno dei migliori della nostra vita.
La guarigione, tuttavia, non è simultanea, immediata, contestuale al momento in cui si prende la decisione, ma necessita di un processo evolutivo, che la renda consapevole, profonda e definitiva.
Ho studiato con attenzione questo processo, verificandolo sia nella mia vita, sia in quella dei testimoni che hanno voluto raccontarmi le esperienze personali riportate nel libro Guariti per amare: ne ho dedotto che consta di tre fasi principali, disposte in sequenza cronologica:
1) Rabbia verso il carnefice
2) Rabbia verso se stessi
3) Chiedersi il perchè.
Ho chiamato la prima fase “Rabbia verso il carnefice”, perchè in questa prima fase, man mano che si diventa consapevoli di quello che ci è successo e che, in alcuni casi, è ancora in atto, la reazione naturale è una rabbia furibonda per quello che il narcisista ci ha fatto e ci ha costretto a subire. È una fase che potremmo definire pars destruens, cioè una fase di demolizione dell’altro, in quanto, forse per la prima volta, riusciamo a vederne lo squallore, la crudeltà, il cinismo, l’egoismo, il sadismo e tutto il triste corredo di –ismi che connotano la personalità narcisistica patologica. Nel momento in cui la vediamo per quella che è, la nostra rabbia e il nostro odio ci consentono di prendere finalmente le distanze, di escluderla per sempre, o di volerla in un futuro prossimo escludere, dalla nostra vita e dalle nostre esperienze relazionali.
Queste emozioni pesanti, spiacevoli, estremamente coinvolgenti, sono quindi una benedizione per coloro che hanno fino a quel momento subito violenze di ogni genere senza avere la forza di sottrarsi. Stanno a significare che tutto sta per cambiare e che non ritornerà mai come prima, perchè noi non lo permetteremo più.
In questa fase viene a galla tutto il fango della relazione tossica con il nostro narcisista patologico e non è certamente un bello spettacolo. La domanda più frequente in questi casi è: «Ma come si è permesso (o come si è permessa) di farmi questo o quello, quella volta e quell’altra ancora?».
Dopo un po’ di tempo, variabile da persona a persona, da giorni, a mesi, talvolta ad anni, arriva la seconda fase, che ho intitolato “Rabbia verso se stessi”. È il momento in cui ci si rende conto che siamo stati conniventi, complici di qualcosa che non avrebbe dovuto coinvolgerci, che non avremmo dovuto subire senza difenderci, che non avremmo dovuto tollerare nella nostra vita. Questa acquisizione di consapevolezza è dapprima insopportabile, è anch’essa una pars destruens, la demolizione del nostro vecchio-io-vittima-inerme.
In questa fase scaturisce la domanda che mi fanno più spesso nel corso delle mie conferenze e che mi sono fatta io stessa per lungo tempo, prima di trovare una risposta plausibile e adeguata: «Ma come ho potuto farmi fare questo e quest’altro, senza reagire?». Questa domanda suscita molta rabbia, senso di colpa, senso di ingiustizia, forse anche vergogna nei confronti di noi stessi e della nostra incapacità di opporci alla violenza narcisistica.
In realtà, anche questi sentimenti sono sacrosanti, ci servono per scegliere che cosa includere e che cosa escludere, da questo momento in poi, nella vita che scegliamo di vivere. Se ci sembra insopportabile aver subito ingiustizie, prevaricazioni, tradimenti, insulti, menzogne, talvolta purtroppo anche schiaffi, sputi, e chi più ne ha più ne metta, probabilmente non saremo più disposti a tollerarli, probabilmente non faranno più parte della nostra quotidianità, come se fossero cose “normali”.
Non c’è alcuna normalità nelle relazioni tossiche, ma solo miseria e degrado.
E infine arriva la terza fase, l’ultima e la più importante, che però non potrebbe aver luogo senza le due precedenti: è la fase in cui ci si chiede: «Perchè mi è successo? Perchè proprio a me?». È questa la pars construens, il momento in cui ha inizio la guarigione vera e propria, quella in cui ci si assume la responsabilità dell’accaduto, ci si guarda dentro per trovare le risposte che possano curarci e finalmente guarirci.
Ritengo sia importante farvi sapere che esistono queste tre fasi, per capire a che punto vi troviate della vostra storia e del vostro percorso di guarigione.
Non abbiate fretta di percorrerle: siete in cammino. Arriverete al traguardo molto prima di quanto pensiate.
Il traguardo sarà l’incontro con la vostra essenza, con la vostra pace, con la vostra inestimabile bellezza.