La società odierna è ‘gassosa’, secondo la definizione di papa Francesco.
Cioè per sua natura eterea e inconsistente, non possiede direzione, progetto, identità, vive alla giornata ed è pronta a cambiare parere e forma in ogni momento.
Gli individui che si muovono all’interno della società gassosa desiderano soltanto conformarsi alle ultime tendenze della moda, ai consigli degli influencer, ai pensieri e alle opinioni dei talk show, con lo spasmodico obiettivo di rientrare nei canoni della cosiddetta ‘modernità’.
Perchè l’unico peccato mortale è quello non essere adeguati, conformi, è risultare desolatamente obsoleti.
Anche a discapito delle relazioni e dei sentimenti, anch’essi fluttuanti, imprecisi, volubili e incostanti.
In questo ruolo gassoso dei sentimenti e delle relazioni, si inserisce perfettamente la perdita sociale del Femminile.
Il Femminile è un’energia che non è solo delle donne, ma è presente in natura: l’energia che accoglie, che pazienta (una madre aspetta pazientemente prima di poter vedere suo figlio), che protegge, che media, che esprime la propria forza donando la vita, che non teme di manifestare la sua fragilità.
La società gassosa ha il terrore della fragilità, fa di tutto per distruggere la fragilità: la fragilità del tempo che passa e lascia i segni sul corpo, la fragilità dell’esistenza, che è fragile proprio per definizione: nulla dura, tutto si muove, tutto passa, tutto si trasforma.
Gli anziani confinati nelle case di riposo, resi invisibili perchè deboli e ormai improduttivi, sono l’esempio più evidente del nascondimento sociale della fragilità umana.
Forse anche i femminicidi possono essere visti nell’ottica della obliterazione della fragilità: tu sei un mio oggetto e io non accetto che non sia più un mio giocattolo e quindi ti distruggo.
Ma ti distruggo anche perché questo oggetto mette spietatamente in luce la mia fragilità.
Io non posso permettermi di farla vedere in una società che non l‘accetta e allora preferisco assumere il ruolo di carnefice, di mostro, piuttosto che di uomo fragile abbandonato da una donna, che pretende di mostrarsi più forte di me.
E la donna molto spesso muore uccisa, a dimostrazione che Femminile significa Fragile.
Forse per questo motivo anche le donne sono pronte a rinnegare il proprio Femminile per risultare più grintose degli uomini, più aggressive , più competitive, sempre più efficienti.
La sopravvivenza della nostra società, secondo me, passa invece dal recuperare la fragilità del Femminile, la precarietà del quotidiano, la vulnerabilità della delicatezza, per riscattare una Bellezza che è molto più profonda, perché è radicata nell’Umanità.
Terenzio, grande commediografo latino, diceva: Homo sum. Humani nihil a me alienum puto: sono un uomo e non c’è nessuna emozione umana che io possa ritenere estranea a me.
Tutto io conosco perché tutto io provo: la gioia, il dolore, la paura, la disperazione, l’estasi e la meraviglia.
Anche la fragilità.
La Natura ci mostra la connessione profonda tra Bellezza e Fragilità: basti vedere un fiore, che è tra le cose più belle che esistano, o anche un uccellino, una farfalla, che sono l’elogio della bellezza e della fragilità: chi potrebbe mai sostenere che non siano bellissimi, anche se vivono per pochissimo tempo?
Il mio invito è quello di recuperare la bellezza della fragilità, oltrepassando il confine tra forza e fragilità, perché la fragilità è un’espressione della forza.
La forza vera di un essere compiutamente umano è il coraggio di esprimere la propria Fragilità e la propria Verità.
Coraggio, siate fragili e veri!
Ogni giorno provo a esserlo anch’io.
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